Lavoro quasi sempre applicando la tecnica del time blocking, tuttavia spesso mi succede di non rispettarne i confini.
Quando arriva il momento di fermarmi e passare al blocco successivo mi scoccia lasciare l’attività in sospeso, e quindi vado avanti ad oltranza. So che interrompere un’attività per riprenderla più avanti è buona norma, lo consiglierei a chiunque. Eppure, tendo con una certa costanza a sforare nel blocco successivo.
E il paradosso è che nemmeno restare più a lungo su un compito risolve il problema: dopo un certo punto, la concentrazione cala comunque. Resto seduta più tempo, ma non produco di più.
Il problema è che la concentrazione non si pianifica
Chi organizza la giornata a blocchi ha già un vantaggio chiaro: sa cosa fare e quando farlo, senza doverlo decidere ogni volta da zero. Ma sapere cosa fare in un blocco non basta a restarci dentro fino alla fine, tra l’inizio e la fine di un blocco succede qualcosa che nessun calendario decide al posto mio: quanto a lungo la mia attenzione regge, e cosa faccio quando comincia a cedere.
Perché non basta “avere più disciplina”
La tentazione, quando un blocco sfora nell’altro, è pensare che manchi rigore personale. Affidarsi solo alla propria forza di volontà per interrompersi al momento giusto è un piano fragile; funziona finché non sei stanca, distratta, o semplicemente presa bene da quello che stai facendo. Serve qualcosa di esterno che scandisca il tempo al posto della volontà. Ed è esattamente qui che la tecnica del Pomodoro entra in gioco: lavora su un livello di dettaglio che al time blocking manca.
Come li ho messi insieme
| Time blocking | Tecnica del pomodoro | |
|---|---|---|
| Concetto chiave | Dividere l’intera giornata in blocchi dedicati a compiti specifici | Dividere il lavoro in sessioni brevi (25 min) e pause (5 min) |
| Obiettivo | Pianificare e controllare la struttura della giornata | Mantenere l’attenzione focalizzata, contrastare la procrastinazione |
| Livello di dettaglio | Macro: due ore per report, un’ora per call con clienti… | Micro: lavorare senza distrazioni finché non suona il timer |
| Flessibilità | Rigido: se un blocco salta, va riprogrammato | Fluido: applicabile a qualsiasi attività, in qualsiasi momento |
| Ideale per | Progetti complessi, scadenze, pianificazione settimanale | Compiti ripetitivi, studio intenso, attività sulle quali perdi la concezione del tempo |
Messa così, sembra la scelta tra due strumenti diversi; tuttavia, il punto è farli lavorare insieme, uno dentro l’altro. Il time blocking decide cosa farò e quando; il Pomodoro detta come resto dentro quel quando in modo indipendente dal mio umore.
Come funziona in pratica
Ci sono dei blocchi che so già che mi prenderanno, vuoi per aspirazione personale o vuoi per perfezionismo mal celato: la grafica, il video editing. Dentro quei blocchi specifici, avvio il timer del Pomodoro: sessioni da 25 minuti, 5 di pausa. Non decido io quando fermarmi, decide il timer. Le pause ogni 25 minuti mi tengono lucida sul compito, a prescindere da quanto dura il blocco; quello previene il bruciarmi. Il suono del timer è il segnale che mi fa staccare senza contrattare con me stessa; quello previene lo sforare.
E la forza di volontà non entra neanche in gioco, la lascio per i compiti dove è richiesta davvero, come rinunciare al dessert.
Il blocco resta il contenitore. Il Pomodoro è il ritmo dentro il contenitore.
Non una regola fissa, un punto di partenza
Su un compito che scorre naturalmente, aggiungere un timer sarebbe solo rumore e farebbe più danno che altro. Ma nei blocchi dove so già di rischiare di sforare, quelli su cui tendo a non riuscire a staccarmi, inserire i cicli del Pomodoro è diventato il modo in cui do al mio cervello lo spazio per respirare, invece di forzarlo a fare gli straordinari su un compito solo.
Tu, quando organizzi la giornata a blocchi, riesci a rispettarne i confini o ti ritrovi anche tu a scivolare da un compito all’altro?
Se gestire l’agenda e il calendario in autonomia ti pesa più del dovuto, è uno dei punti su cui lavoro con Sileo, il servizio di assistenza esecutiva di Victu con cui costruire insieme una struttura che tenga conto di come lavori davvero, non di come si dovrebbe lavorare.
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